Ormai lo sappiamo, il nostro DNA racchiude tutte le nostre informazioni e ricopre, a tutti gli effetti, il ruolo di “carta di identità biologica”; questo è quello che abbiamo sempre studiato a scuola, ma c’è di più. Contrariamente a quello che ci viene detto solitamente, il nostro DNA non contiene solamente le informazioni di chi siamo, ma anche di chi siamo stati, rivelandoci i dettagli di una storia millenaria fatta di viaggi, addii e incontri scritta dentro di noi.
L’elica
Prima di tutto è bene fare un piccolo ripasso. Cos’è il DNA? Il DNA, o acido desossiribonucleico, è una struttura, presente in ogni cellula umana e vivente, che contiene tutte le informazioni genetiche necessarie a renderci chi siamo; qualsiasi nostra caratteristica è scritta al suo interno, rendendolo simile tra individui della stessa specie, ma mai uguale. Fu scoperto nel 1869 dal chimico svizzero Friedrich Miescher durante l’analisi del pus di alcune bende mediche e, da quel momento in poi, è stato un punto fondamentale nella ricerca scientifica.
L’intera struttura del DNA è formata da 2 filamenti avvolti a formare una doppia elica, rendendo la sua forma altamente riconoscibile e permettendogli una resistenza maggiore.
Una “piccola” curiosità: se srotolassimo il DNA contenuto in una sola cellula risulterebbe lungo 2 metri, mentre se srotolassimo tutti i filamenti contenuto nel nostro corpo e li mettessimo in fila otterremmo una struttura lunga circa 107 miliardi di chilometri (praticamente come andare 17 volte dal Sole a Plutone, il pianeta più distante del sistema solare).

Separazione, migrazione e mescolamento
Ci troviamo circa 1,5 milioni di anni fa quando, per motivi ancora ignoti, i nostri antenati si divisero in due gruppi distinti dando vita, secondo le ipotesi, alle popolazioni di Homo Erectus e di Homo Heidelbergensis.
La separazione portò alla nascita di due razze di ominidi totalmente differenti, con abitudini e caratteristiche uniche, permettendo ai loro geni di andare incontro allo stesso destino. Le popolazioni continuarono ininterrottamente a migrare quando, circa 300.000 anni fa, i due gruppi si riunirono, rimescolando i loro geni e dando vita a una nuova popolazione più forte e, soprattutto, più preparata al pericoloso mondo che li ospitava.
Ma come è stato scoperto? I ricercatori hanno sviluppato un algoritmo capace di simulare divisioni e riunificazioni delle popolazioni umane e gli hanno dato in pasto i dati del progetto 1.000 genomi, ovvero un’iniziativa globale che ha letto l’intero DNA di popolazioni moderne provenienti da Africa, America, Asia ed Europa. Il risultato? L’algoritmo non è solo stato capace di ricostruire un’approssimativa storia scritta dentro di noi, ma anche di identificare eventi che si sono verificati durante la separazione delle due popolazioni.
Siamo venuti a conoscenza del collo di bottiglia, ovvero un misterioso evento che colpì una delle sue popolazioni e che provocò un brusco calo demografico, ma, ironicamente, fu proprio questa popolazione che contribuì per 80% alla formazione nel nostro DNA moderno, mentre l’altra lo modificò solamente in un 20%. Inoltre, la popolazione colpita dal collo di bottiglia sembra essere l’origine dalla quale nasceranno popoli come i Neanderthal e i Denisoviani. Dall’altra parte, l’altro gruppo sembra abbia contribuito allo sviluppo di specifiche aree del cervello e a come quest’ultimo elabora le informazioni.

La storia scritta nel DNA
Come abbiamo appena scoperto, il nostro DNA è letteralmente un archivio storico che conserva indelebili tracce di antichi eventi e, attraverso l’analisi genetica, gli scienziati possono identificare queste “cicatrici” e scoprire di più su chi siamo.
Un esempio interessante è rappresentato da uno studio svolto sulla storia delle popolazioni germaniche; con l’aiuto di tecnologie avanzate per l’analisi genetica, gli studiosi sono riusciti a ripercorrere i passi di questo popolo dall’età del ferro fino all’era vichinga, rivelando uno spostamento dall’Europa del nord verso il sud all’inizio dell’età del ferro. Questa migrazione ha permesso il diffondersi dei loro geni in Germania meridionale, Italia, Slovacchia e Gran Bretagna meridionale, per poi stabilirsi in Scandinavia e porre le basi per l’era vichinga.
Il nostro DNA è un archivio vivente che custodisce le tracce indelebili di chi siamo stati e di chi siamo diventati. Con ogni incontro, ogni separazione il nostro codice genetico è stato influenzato da un segno, raccontandoci di una saga millenaria di adattamento e sopravvivenza.
Ma quanto di noi è davvero scritto nel DNA? Siamo solo il prodotto di una storia già scritta o abbiamo il potere di riscrivere chi siamo davvero?
Immagine in evidenza: Il Bo live