C’è una dimensione molto più forte, nella musica, rispetto a quella più ovvia e comune dell’intrattenimento: la lotta per il cambiamento. La musica è capace di diventare un vero e proprio strumento per la rivoluzione, non solo scalando le classifiche, ma riuscendo a dare voce a chi non ce l’ha. Sono molti i cambiamenti sociali che si sono tradotti in note: dalle proteste studentesche, ai movimenti per i diritti civili. Questi sono 5 brani che non solo hanno un ruolo fondamentale nella storia della musica, ma hanno anche descritto momenti storici di tensione sfidando il potere con ironia e poesia.
Talkin’ Bout a Revolution – Tracy Chapman
Questo brano inaugura la carriera di Tracy Chapman nel 1988: è infatti la prima traccia del suo album di debutto. Il testo è un inno di protesta contro le ingiustizie sociali e le disuguaglianze. Parla di una rivoluzione sussurrata tra le persone emarginate, che unendosi riescono a cambiare veramente le cose. La potenza di questa canzone sta sicuramente nella voce calda e profonda della cantautrice, accompagnata dalla chitarra acustica. È proprio questo stile minimalista che amplifica maggiormente il messaggio sociale. La versatilità del testo ha fatto sì che fosse utilizzata in vari contesti, come nelle proteste per la disuguaglianza economica. Il suono della rivoluzione nasce come qualcosa che a stento si sente, “it sounds like a whisper”, con un veloce crescendo che porta finalmente al cambiamento dello status quo, esattamente come succede in questo brano.
Poor people gonna rise up
Talkin’ Bout a Revolution – Tracy Chapman
And get their share
Poor people gonna rise up
And take what’s theirs
Warchild – The Cranberries
Nel 1996, nell’album To The Faithful Departed, compare questa canzone che si ispira alla guerra in Bosnia. L’oggetto sono i bambini figli della guerra, vittime innocenti di un conflitto non loro e contro cui sono impotenti. Il gruppo rock irlandese però porta anche le voci delle vittime del conflitto nord-irlandese che proprio negli anni ’90 vede gli avvenimenti più tragici. La canzone sottolinea l’importanza di proteggere chi soffre a causa di questi conflitti e possiamo tristemente affermare che questo tema sia ancora oggi attuale. La melodia malinconica e la voce delicata di Dolores O’Riordan enfatizzano il dolore e la rabbia alla base del testo, rendendo questo brano assolutamente significativo, anche se meno conosciuto rispetto ad altri del gruppo, come Zombie, che però porta lo stesso messaggio di rivoluzione e ribellione contro una realtà distruttiva come la guerra.
War child
Warchild – The Cranberries
Victim of political pride
Plant the seed, territorial greed
Canzone del maggio – Fabrizio De André
Canzone del maggio è un brano pubblicato nel 1973 all’interno dell’album Storia Di Un Impiegato, ispirata ad un canto di protesta francese delle proteste del 1968. Il testo è una fortissima invettiva nei confronti di chi era rimasto indifferente a favore del potere, ignorando i movimenti giovanili per una rivoluzione sociale. La canzone, pubblicata 5 anni dopo gli avvenimenti, non è solo un ricordo di questi, ma una ferrea critica a chi aveva condannato le proteste, mettendo in contrapposizione le due visioni diverse del mondo: chi lotta per il cambiamento e chi, per ipocrisia, difende situazioni di ingiustizia. De André non esalta la violenza, ma evidenzia la necessità di ribellarsi all’oppressione. La struttura ripetitiva per anafore rafforza il messaggio di denuncia, che diventa sempre più intensa verso la fine del brano.
E se vi siete detti
Canzone del maggio – Fabrizio De André
Non sta succedendo niente
Le fabbriche riapriranno
Arresteranno qualche studente
Convinti che fosse un gioco
A cui avremmo giocato poco
Provate pure a credervi assolti
Siete lo stesso coinvolti
The Times They Are A-Changing – Bob Dylan
A soli due anni dal suo debutto, Bob Dylan pubblica nel 1964 un album che prende il titolo proprio da questo brano, che rappresenta un inno al cambiamento sociale e politico di quegli anni, dovuto alle battaglie per i diritti civili e alla crescente opposizione alla guerra in Vietnam. Il testo spinge infatti le persone a riconoscere e ad accettare la rivoluzione che stava avvenendo nella società. Il testo si presenta come un appello universale e il ritornello diventa un mantra, rendendo il brano un classico della musica delle proteste. Il tema è molto caro a Dylan che lo affronta in vari altri pezzi, tornati oggi nelle classifiche anche grazie al film appena uscito diretto da James Mangold, che racconta la storia del cantautore dagli esordi.
Your sons and your daughters
The Times They Are A-Changing – Bob Dylan
Are beyond your command
Your old road is rapidly agin’
Please get out of the new one
If you can’t lend your hand
For the times they are a-changin’
El Pueblo Unido Jamás Será Vencido – Inti-Illimani
Quest’ultimo brano è uno dei più iconici della musica di protesta latinoamericana, legato al movimento Umida Popolar e al presidente del Cile Salvador Allende. La canzone, scritta originariamente da Sergio Ortega in collaborazione con il gruppo Quilapayún, nacque proprio negli anni della sua presidenza, dal ’70 al ’73, prima del colpo di stato cileno che portò al potere Augusto Pinochet. Divenne quindi un inno alla democrazia e alla rivoluzione contro i totalitarismi. Gli Inti-Illimani, gruppo cileno, contribuirono alla diffusione del brano, prima di essere esiliati e di rifugiarsi in Italia. La struttura semplice e ripetitiva del brano lo rende immediatamente riconoscibile, anche grazie all’arrangiamento con strumenti tipici della musica andina come la quena, il charango e la zampona. El Pueblo Unido Jamás Será Vencido non è solo una canzone, ma un simbolo di resistenza, speranza e lotta per la libertà. A distanza di decenni, continua a risuonare per chi combatte per i propri diritti.
Y en un clamor
El Pueblo Unido Jamás Será Vencido – Inti-Illimani
Mil voces de combate se alzarán
Dirán
Canción de libertad
Con decisión
La patria vencerá
Immagine in evidenza: Unsplash