Mogol in IULM con “Emozioni: la mia vita in canzone”

Ieri sera 21 febbraio si è tenuto nell’Auditorium della IULM il primo evento della rassegna teatrale 2025. “Emozioni: la mia vita in canzone” è un viaggio tra le canzoni di Lucio Battisti e Mogol narrato da quest’ultimo e cantato da Gianmarco Carroccia.

La mia vita in canzone

Giulio Rapetti Mogol è ricordato per aver scritto moltissimi successi per grandi artisti italiani tra cui Renato Zero, Caterina Caselli, Adriano Celentano, Mango e Battisti, la cui collaborazione fu lunga e fortunata. Già di recente, il 28 ottobre 2024, Mogol era salito sul palco del nostro Auditorium per ricevere il master ad honorem in editoria e produzione musicale. Qui un approfondimento sulla cerimonia.

“Emozioni” è una serie di concerti che ripercorrono questo suo sodalizio con Lucio Battisti, il grande cantautore italiano i cui brani sono cantanti da Gianmarco Carroccia. La band composta da Marco Cataldi alla chitarra, Dario Troisi al pianoforte e Michele Campo al violino ha accompagnato la voce di Carroccia durante il concerto svoltosi in IULM. E ovviamente non poteva mancare il contributo da parte del pubblico che a sua volta ha cantato insieme i testi del duo Battisti-Mogol.

Viaggio tra le canzoni di Battisti e Mogol

Mogol, dopo essere stato accolto dalla Rettrice Valentina Garavaglia, ha iniziato il suo racconto con il brano “Emozioni” (1970). La scrittura di questo testo avvenne in due momenti distinti e dalle tempistiche ben diverse. Battisti consegnò il nastro con la musica registrata a Mogol che in soli venti minuti scrisse la prima parte della canzone. Già pregustando l’idea di scrivere la seconda parte, venne interrotto dalla moglie che gli ricordò dell’immediata partenza per il Piemonte con i loro figli. In auto, egli proprio non riusciva a togliersi di mente il pensiero della canzone. E così, senza né penna né musica, mentre era al volante si mise a comporre a memoria nella sua testa la seconda parte. Un viaggio molto più lungo del previsto in cui riuscì a finire questo pezzo divenuto ormai un classico.

Prima di eseguire il brano “Il tempo di morire”, il nostro narratore ci tiene a precisare di aver compiuto un errore di scrittura: nel primo verso originariamente scrisse “Motocicletta, 10 HP”, ma solo dopo si rese conto che 10 cavalli per una motocicletta non è un dato realistico. Perciò ha chiesto al pubblico di cantare il verso corretto con “1000 HP”, che suona ugualmente bene. Un piccolo dettaglio che mostra come l’autore tenga ancora ai suoi brani e non si riserva dal compiere piccole rifiniture a distanza di cinquant’anni.

Segue “Anche per te” (1990), una canzone che Mogol ha dedicato a tre donne: una signora anziana che ormai vive solo per andare a messa e pregare, una prostituta e una ragazza madre che vive nel rimpianto. Il testo è composto da tre strofe che raccontano la situazione di queste tre figure e intercalate dal ritornello in cui l’autore esprime di voler dare un aiuto, ma non riesce.

Anche per te darei qualcosa che non ho
E così, e così, e così
Io resto qui

Anche per te, brano di Lucio Battisti

Segue “I giardini di marzo” che con gli anni è diventata la canzone simbolo della squadra della Lazio, cantata da stadi interi durante le partite. Poi continua il filone delle canzoni composte in auto e in breve tempo con “E penso a te” scritta nell’autostrada da Milano a Como.

Arrivati a “Il mio canto libero” Mogol spiega che non si può cogliere questo brano appieno senza conoscere l’aspetto autobiografico che si cela dietro. A soli 23 anni i genitori di Mogol fissarono le nozze con la sua ragazza. Lui, che ancora si sentiva bambino, accettò per niente convinto e, anzi, spaventato. Dopo soli due anni il matrimonio andò in pezzi, in un’epoca in cui chi si separava veniva escluso dagli amici e dalla società. Non molto tempo dopo assieme alla nuova compagna decisero di trasferirsi in un vecchio mulino nella Brianza. E fu così che nacque questo brano che recita: “in un mondo che non ci vuole più, il mio canto libero sei tu”.

Per concludere il concerto due ultimi brani: “Il nastro rosa” e “La canzone del sole”.

Troisi, Campo, Carroccia, Mogol e Cataldi durante il concerto “Emozioni”, Alice Poretti (Ph)

La scuola di sintesi e emozioni al CET

A esibizione terminata la Rettrice Garavaglia è tornata sul palco per annunciare un nuovo progetto in collaborazione tra l’università IULM e il CET (Centro Europeo di Toscolano), un’associazione no profit che funge da scuola per autori, musicisti e cantanti fondata da Giulio Mogol nel 1982. Da giugno, infatti, inizierà la prima delle settimane con gli studenti della IULM per la “scuola di emozioni, di comunicazione, di parole, di pensieri e di canzoni”, come chiamata dalla rettrice. Mogol invece ha usato il termine “scuola di sintesi”, un’opportunità per imparare a scrivere canzoni e a parlare meglio, in sintesi e in poco tempo.

La rettrice Garavaglia arriva sul palco a fine concerto, Alice Poretti (Ph)

Immagine in evidenza: Alice Poretti Donvito

Autore

Lascia un commento